Majede Motalebi La donna “Bellezza e Libertà”

La donna “Bellezza e libertà”
20 agosto 2016 – 31 agosto 2016
Suvereto (LI) Galleria San Martino

“La libertà la libertà di pensiero,la libertà di stampa la libertà di parola e ogni altro tipo di libertà personale e la libertà di associazione è severamente punita………….”
……..”Vorrei la libertà.
Vorrei un mondo libero per tutti”
Majede Motalebi

          video della mostra  >>>>>>>>   https://youtu.be/0by6KTBa-uE

E’ un urlo di libertà, di rifiuto verso qualsiasi repressione fisica e culturale quello di Majede Motalebi pittrice scrittrice e scultrice iraniana, portato avanti con coraggio e determinazione. Una mostra La donna “Bellezza e libertà” di alto spessore e d’impatto sia visivo che interiore .
L’autrice riesce con le espressioni delle “sue” protagoniste a comunicare la sofferenza il dolore i dubbi e a fare emergere la grande voglia di vivere delle donne…
Organizzata e allestita da Mauro Pantani presidente e direttore artistico di Athena Spazio Arte con il patrocinio del Comune di Suvereto e dell’Ente Valorizzazione di Suvereto

Progetto video Mauro Pantani
http://www.athenaspazioarte.org
Montaggio video Silvia Settesoldi
Foto Silvia Settesoldi – Stefano Cardarelli

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Il Canto delle Sirene – Franco Mauro Franchi

Pregevole esposizione delle opere di Franco Mauro Franchi in una prestigiosa location immersa nella natura , nella cornice delle colline toscane , Villa Caruso Bellosguardo
Madri arcaiche, corpi lussuriosi che guidano lo sguardo dalle caviglie, ai fianchi fino ai volti dolci appoggiati su una mano oppure distese con i gomiti per terra. Belle solide abbondanti integrate nella natura e baciate dai raggi del sole. Un inno alla donna alla sua forza espressiva , alla sua sempre mutante personalità e rinascita …E’ stato emozionante passeggiare fra i loro corpi incrociare i loro sguardi , sembravano in posa pronte per uno scatto……delle modelle meravigliose

Guarda il video>>>>>>>>>>>>

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Tramonto e notturna agli Scavi di Roselle

Quarta tappa estiva a Roselle (GR) dove ho assaporato in totale solitudine il tramonto e la notte nel parco archeologico
La città antica di Roselle sorgeva su un’altura di forma ellittica comprendente due rilievi separati da una valle mediana evenne urbanizzata dagli Etruschi nel VII sec. a.C. La scelta di quest’area per un
insediamento organizzato non fu casuale. Infatti, la posizione elevata consentiva la naturale possibilità di difesa del luogo e ilcontrollo dell’ attuale pianura di Grosseto, in antico occupata da lLago Prile: ampia laguna comunicante con il mare.

CINTA MURARIA (VI sec. a.C.). Recinge le pendici delle due colline. Il paramento esterno è realizzato con blocchi lapidei di grandi dimensioni. Lungo il circuito si aprivano una serie di porte di cui solo alcune sono state messe in luce.

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CASA DELL’IMPLUVIUM (VI sec. a.C.) L’edificio etrusco presenta una planimetria di forma quadrangolare: al centro è una  corte con vasca per la raccolta dell’acqua piovana.

ANFITEATRO (I sec. d.C.). Presenta la caratteristica forma ellittica che contraddistingue questo tipo di edifici.
L’arena centrale, per Io svolgimento degli spettacoli, era delimitata da file di gradinate per gli spettatori.

CARDO MAXIMUS (I sec. a.C.). Il lato orientale del Foro è delimitato da una strada basolata: il cardo maximus che costituisce uno degli assi viari principali della città, quello con direzione Nord-Sud. Sul suo tracciato sono evidenti i solchi dovuti all’azione delle ruote dei carri

DOMUS DEI MOSAICI (I sec. d.C.). Costituisce un esempio di abitazione romana del tipo ad atrio con cortile centrale e bacino per la raccolta dell’acqua. Nella parte meridionale erano situate le terme con pavimenti a mosaico.

BOTTEGHE (I sec. d.C.). Alcuni ambienti si affacciano direttamente sul decumano. La loro destinazione a botteghe
(tabernae), è deducibile anche dalla presenza di ripiani rettangolari dove venivano deposte le merci

BASILICA (I sec. a.C.). Rappresentava uno dei fulcri della vita pubblica di età romana.
Era realizzata a pianta rettangolare con colonnato interno di cui oggi si conserva soltanto il basamento di una colonna. Un basamento sopraelevato (tribunal) accoglieva i
magistrati per l’amministrazione della giustizia.

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QUARTIERE ARTIGIANALE (VI-V sec. a.C.) e RESIDENZIALE (III-II sec. a.C.).
In età arcaica nella collina sud aveva sede un quartiere a vocazione artigianale: sono ancora visibili alcuni forni per la cottura della ceramica. In età romana la collina era occupata da abitazioni distribuite lungo una strada acciottolata.

CISTERNA (età imperiale romana). Utilizzata per la raccolta dell’acqua, è rivestita da malta idraulica per impermeabilizzare le pareti.

Sotto il lastricato del foro realizzato in età romana si distinguono le costruzioni etrusche più antiche: il cosiddetto “Edificio con recinto”costituito da un unico vano con due recinti, da interpretare come luogo di culto, e la costruzione, denominata “Edificio a due vani”, con due stanze rettangolari, adibita a funzione pubblica.

Ormai il sole è tramontato ma non posso andarmene prima di aver fatto un giro in notturna….

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Museo Etrusco di Populonia Collezione Gasparri

 

La terza tappa della mia estate 2015 è stata la visita al nuovo allestimento del
Museo etrusco di Populonia – Collezione Gasparri. Un “salotto” che merita una visita
Il museo si trova nel vecchio borgo di Populonia Alta in un edificio del centro storico, la data storica della sua prima inaugurazione e’ quella del 1959 anno in cui fu aperto al pubblico nel 1959, mostrando la preziosa collezione di Curzio Desideri. Successivamente l’esposizione si è arricchita di molti reperti rinvenuti durante gli scavati nella necropoli di Poggio delle Granate, di epoca villanoviana, e di Necropoli di Baratti, di epoca etrusca, già appartenuti alla famiglia Gasparri dagli anni trenta del XIX secolo.
Sono esposti oggetti di corredi funebri, sia villanoviani che etruschi, tra i quali si annoverano reperti di ceramica d’impasto, vasellame di stile corinzio, etrusco-corinzio e greco-orientale, vasi attici d’epoca classica, ceramica apula etrusco-campana, etrusca a figure rosse e sovradipinta, buccheri. Alcuni reperti sono frutto di recuperi subacquei, come un dolio di terracotta e ceppi d’ancore.

Coperchio di sarcofago con figura maschile del V secolo avanti Cristo

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La via delle Cave e La Necropoli delle Grotte

La seconda tappa delle mie vacanze è stata questa . Una lunga camminata in mezzo al bosco, un immensa sensazione di pace con il Golfo di Baratti che fa da cornice a questo meraviglioso quadro
Questo luogo mi ha rubato il cuore.
Sarà per la ricchezza di ciò che custodisce, o per la consapevolezza che ogni passo è stato compiuto da altri prima di noi…secoli prima di noi
Gli Etruschi: ogni loro opera, ogni pietra posata qui rappresenta un’ esperienza di vita. Anche della mia

 

Per arrivare alla Necropoli delle Grotte si percorre la via delle Cave entrando in un fitto bosco caratterizzato prevalentemente dalla presenza di sughere e querce

Per arrivare alla Necropoli delle Grotte si percorre la via delle Cave
entrando in un fitto bosco caratterizzato prevalentemente dalla presenza di sughere e querce

La vista del Golfo di Baratti dalla Via delle Cave

La vista del Golfo di Baratti dalla Via delle Cave

La cava La cava è stata aperta per estrarre blocchi di "panchina" Si vede l'inclinazione del fronte di cava e per l'inclinazione si seguiva il sedimento di sabbia in modo da avere blocchi con la sedimentazione in orizzontale. Per l'estrazione si procedeva disegnando sulla pietra 6/8 blocchi contemporaneamente facendo una leggera incisione , fino ad arrivare alla sagoma completa e a tagliare i blocchi completamente. Per staccare i blocchi dal fronte di cava si creavano delle fessure tutte intorno si inseriva dei cunei di legno che venivano bagnati e progressivamente aumentavano la frattura, successivamente venibano sostituiti con quelli di metallo che venivano colpiti per staccare il blocco. I blocchi andavano rifiniti e lisciati in modo da avere completa aderenza gli uni con gli altri in quanto le strutture venivano fatte " a secco" Nell'area sono stati ritrovati pezzi del tutto finiti che stavano a dimostrare che le operazioni di rifinitura venivano fatte nella cava stessa

La cava
La cava è stata aperta per estrarre blocchi di “panchina” Si vede l’inclinazione del fronte di cava e per l’inclinazione si seguiva il sedimento di sabbia in modo da avere blocchi con la sedimentazione in orizzontale. Per l’estrazione si procedeva disegnando sulla pietra 6/8 blocchi contemporaneamente facendo una leggera incisione , fino ad arrivare alla sagoma completa e a tagliare i blocchi completamente. Per staccare i blocchi dal fronte di cava si creavano delle fessure tutte intorno si inseriva dei cunei di legno che venivano bagnati e progressivamente aumentavano la frattura, successivamente venibano sostituiti con quelli di metallo che venivano colpiti per staccare il blocco.
I blocchi andavano rifiniti e lisciati in modo da avere completa aderenza gli uni con gli altri in quanto le strutture venivano fatte ” a secco”
Nell’area sono stati ritrovati pezzi del tutto finiti che stavano a dimostrare che le operazioni di rifinitura venivano fatte nella cava stessa

In prossimità del fronte di cava oltre alle tombe più importanti ci sono delle tombe più "semplici" perchè fatte con pezzi di scarto quindi non imputabili a sepolture di classe media. C'è pure un sarcogo infantile dove sono stati trovati i resti di uno scheletro di un bambino dell'età apparente di 8 anni e 99 astragali (ossicini della caviglia) di pecora. Di solito questi astragali venivano introdotti per divinare il futuro

In prossimità del fronte di cava oltre alle tombe più importanti ci sono delle tombe più “semplici” perchè fatte con pezzi di scarto quindi non imputabili a sepolture di classe media. C’è pure un sarcogo infantile dove sono stati trovati i resti di uno scheletro di un bambino dell’età apparente di 8 anni e 99 astragali (ossicini della caviglia) di pecora. Di solito questi astragali venivano introdotti per divinare il futuro

 

La Necropoli delle Grotte

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Necropoli delle Grotte.
Le tombe sono danneggiate sul soffitto in quanto le radici dei lecci sono riuscite a perforare la pietra dove l’acqua entrando ha creato dei veri e proprie canali che sembrano delle trivellazioni

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Le tombe venivano chiuse con delle lastre di pietra sottile che coprivano totalmente l’apertura. In questo caso sono state rimesse in parte per far capire come veniva chiusa la tomba

 

Iscrizione Soprra la tomba sulla destra in alto al gradone si trova quessta incisione che si legge da destra verso sinistra che molto probabilmente è il nome della famiglia "Annas" Le tombe erano coperte dal riempimento e quindi solo la scritta rimaneva fuori dal terreno

Iscrizione
Sopra la tomba sulla destra in alto al gradone si trova questa incisione che si legge da destra verso sinistra che molto probabilmente è il nome della famiglia “Annas” Le tombe erano coperte dal riempimento e quindi solo la scritta rimaneva fuori dal terreno

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Questo disegno sulla roccia è il risultato di alcuni piccoli forellini fatti dai tombaroli per tastare il terreno e trovare le lastre di chiusura che una volta tolto tutto il riempimento il vento e gli agenti atmosferici hanno ingrandito arrivando ad assumere questo aspetto

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L’unica tomba ritrovata intatta dagli archeologi
Il corredo era sparso a terra sui due letti laterali e sul fondo delle ceneri sparse perchè raccolte in un panno che con il tempo si è distrutto.
In mezzo alle ceneri è stato ritrovato un orecchino d’oro che fa presumere che si tratti di una sepoltura femminile, e un contenitore da vino che fa presumere che si trattasse di una donna legata al culto di Dionisio Dio del Vino e considerando la grandezza della tomba rispetto alle altre gli archeologi presumono di trattasse di un Sacerdotessa
I reperti ritrovati sono esposti al Museo Archeologico di Piombino

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Questo blocco è rimasto intatto e si presume che volessero fare una Protome , una scultura che doveva proteggere i defunti dagli spiriti maligni.
Si sono fermati solo all’intaglio del blocco e probabilmente avrebbero dato una forma alla pietra per proteggere il sonno della donna

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Tombe Limitrofe.
Questo settore della Necropoli si caratterizza per la presenza di nuclei di tombe affiancate l’une alle atre. Alliniterno delle tombe di accedeva attraverso un scalinata.
La camera era di forma quadrangolare con tre letti funebri dotati spesso anche di un cuscino anch’esso scavato nella roccia.
Sui letti erano deposti i corpi dei defunti o le urne cinerarie. Due tombe conservano tracce di una decorazione dipinta sul soffitto e sulla banchina di deposizione con motivi a onda e animali come il delfino e l’ariete che simboleggiano il trapasso e la vita dell’uomo nell’aldilà

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Capanna fatta di fango e canne. E’ la ricostruzione fedele di una casa dell’età del bronzo, a grandezza naturale, decorata con utensili, pelli e suppellettili

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Sulla strada del ritorno non manca il meraviglioso panorama

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La Ceramica di riproduzione Greco-Etrusca

Prima tappa della mia estate 2015
Suvereto Arte 2015
Un piccolo museo archeologico fatto di riproduzioni estremamente fedeli ai reperti autentici eseguite da due artisti di grande spessore Maestro Giorgio Vitali e Maestro Sergio Riucci
La maestria la competenza e lo studio degli autori rendono la mostra “commovente” per
l’ autenticità delle ceramiche e dei buccheri che sembrano creati da mani “antiche” e ci mostrano l’identità e la conoscenza di una cultura lontana ma sempre presente.

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Castello di Sammezzano

Alla fine ci sono riuscita….Nonostante siano arrivate più di 3000 prenotazioni in 26 secondi, sono rientrata nei fortunatissimi 800 che sono riusciti a partecipare alle visite guidate dell’apertura straordinaria del Castello di Sammezzano in Località Leccio – Reggello organizzate in accordo con la proprietà dal “COMITATO FPXA” un gruppo di volontari che si impegnano affinché  questo patrimonio non venga dimenticato.

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L’edificio principale è una costruzione eclettica in stile moresco ed è stata edificata nel 1605 per volere degli Ximenes D’Aragona. Successivamente è passato in eredità a Ferdinando Panciatici Sull’onda della corrente culturale definita “Orientalismo” che si diffuse in tutta Europa dall’ inizio dell’ Ottocento e che vide in Firenze uno dei principali centri, Ferdinando iniziò a modificare la struttura esistente e realizzare nuove sale: la Sala d’Ingresso nel 1853, nel 1862 il Corridoio delle Stalattiti, la Sala da Ballo nel 1867 fino alla Torre centrale che riporta scolpita la data del 1889
Ferdinando fu allo stesso tempo proprietario e committente; pur senza laurea, fu ingegnere, architetto, geologo.
Ciò gli permise di pensare, progettare, finanziare il castello realizzando in loco e con manodopera locale gran parte dei materiali di cui lo stesso è fatto,maioliche , stucchi e magnifiche decorazioni
Un risultato davvero incredibile 365 sale, una per ogni giorno dell’anno e tutte diverse inspirate alle decorazioni all’Alhambra di Granada“ tra queste spiccano la Sala dei Pavoni, la Sala degli Amori, l’atrio delle colonne , la Sala dei gigli la galleria fra la sala degli Specchi e l’ottagono del Fumoir, la rotonda a e persino una piccola cappella,
Un meraviglioso esempio di architettura orientale,soprattutto se si pensa che il marchese in tutta la sua vita non usci mai fuori dall’ Europa
Allo stesso tempo, come esperto ed appassionato di botanica, Ferdinando riorganizzò un’ampia area circondante il Castello, estesa circa 65 ettari, il cosiddetto Parco Storico. Intorno all’antica “ragnaia” formata da una fustaia di lecci, collocò oltre 130 piante rare ed esotiche che dovevano introdurre progressivamente il visitatore o l’ospite alle meraviglie dello stile “moresco” della Villa-Castello.
Visitarlo  è stata una esperienza da mille e una notte, un modo per respirare un pò di Oriente e per capire la ” forza dei sogni” .Chiaramente la macchina fotografica è stata mia fedele accompagnatrice e non poteva mancare un video dei miei scatti…

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Museo Nazionale Etrusco Villa Giulia – Roma

Non appena entri nel Museo la prima parola che ti viene in mente è “eternità” Sei circondato dal silenzio e ti aggiri fra reperti etruschi e greci in punta di piedi quasi per non disturbare.
Oggetti meravigliosi realizzati con una incredibile maestria che parlano del quotidiano di donne e uomini della loro cultura della loro visione della vita , dell’amore e della morte e che custodiscono i segreti di quel popolo che furono gli etruschi.
Un popolo che fa parte della nostra identità e per il quale non puoi che provare un profondo rispetto e una eterna ammirazione
Mentre osservi il vasellame, i balsamari, gli specchi, i fusi , non puoi fare a meno di rivolgere lo sguardo verso la fine della sala dove troneggia il Sarcofago degli Sposi.
E’ una irresistibile attrazione quella che ti fa arrivare a quella sala, un richiamo sottile, che senti nell’anima e non ti puoi sottrarre dal loro magnetismo
Il Sarcofago degli Sposi è un’urna funeraria in terracotta dipinta nel VI secolo a.C un vero e proprio capolavoro dell’arte etrusca
Questi due coniugi sono raffigurati sdraiati come se partecipassero ad un banchetto Il marito appoggia affettuosamente il braccio destro sulla spalla della moglie sottolineando la considerazione ed il rispetto che godeva la donna nella società etrusca
Le loro mani che si intrecciano ,le espressioni serene dei loro occhi, i loro gesti ti parlano, ti svelano il loro reciproco amore , il loro sorriso ironico appena accennato sembra volerci far capire a noi che sembriamo aver dimenticato cos’è l’amore, quanto è grande la loro felicità
Anche guardandoli di spalle percepisci solo e solamente amore puro
Ti stacchi difficilmente da quella sala….è come se ad ogni sguardo tu riuscissi a vedere qualcosa di veramente profondo, ma il museo è vastissimo e a malincuore gli volti le spalle.
Concludi la tua visita di fronte all’Apollo di Veio, uno dei capolavori dell’arte etrusca, celebre in tutto il mondo. Apollo, vestito di una tunica e di un corto mantello, avanza verso sinistra con il braccio destro proteso e piegato Le sue braccia ormai mutilate dal tempo non tolgono nulla alla sua essenza divina
Un esperienza magica in un luogo dove vengono protetti gli spiriti degli dei e di popoli scomparsi ma che ci ricordano ogni giorno la nostra profonda identità

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http://www.youtube.com/watch?v=qQQ2iNSIVP8

 

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Van Gogh Alive – Firenze 2015

E’ stata una esperienza unica densa di grandi emozioni Nella chiesa sconsacrata di Santo Stefano al Ponte una delle più antiche chiese fiorentine i capolavori di Van Gogh prendono vita, ti avvolgono, in una sinfonia di forme e colori
Oltre 3000 immagini proiettate da 40 proiettori ad alta definizione una grafica multi canale e un suono surround compongono uno straordinario “museo impossibile” e offrono un viaggio attraverso l’universo creativo e visionario dell’artista: dagli intensi cromatismi, alla tumultuosa vicenda esistenziale.
L’alta definizione delle immagini proiettate consente di avere una visione inedita uno spaccato della vita dell’artista, delle sue idee e del suo tormento interiore; Immagini enormi, nitide e cristalline, così reali da desiderare di toccarle con mano, illuminano schermi e superfici, realizzate su misura per la ex Chiesa Santo Stefano al Ponte Vecchio, dando una visione ravvicinata dei dettagli delle opere, della straordinaria tecnica, dell’ utilizzo del colore.
Il tutto accompagnato dalle musiche di Handel, Tiersen, Lalo, Delibes, Viseur, Barber, Schubert, Kusturica, Godard, Part, Chabrier, Nielsen, Sakura, Satie, Zorn, Saint-Saëns, Liszt, Delibes e Godard.E

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L’Essenza dell’amore

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“Angeli” – Igor Mitoraj

“Angeli” Igor Mitoraj
Piazza dei Miracoli- Pisa

Ikaro disteso sul verde prato davanti alla Torre Pendente
L’inizio di un viaggio fra sculture, bronzi, gessi e disegni in una atmosfera intima, sospesa fra terra e cielo…una immobile serenità

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Mare

Per sempre me ne andrò per questi lidi,
Tra la sabbia e la schiuma del mare.
L’alta marea cancellerà le mie impronte,
E il vento disperderà la schiuma.
Ma il mare e la spiaggia dureranno
In eterno.
Kahlil Gibran

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Una passeggiata “controcorrente”

Il clima è Natalizio, un via vai di persone alla ricerca utopica del regalo perfetto qualità buona prezzo basso, pacchi pacchetti, occhi sullo smartphone…messaggi, la solita frenesia dello shopping che con passi svelti si conclude alla fermata del bus dove imprigionati  fra cappelli e sciarpe si spera di arrivare in tempo alla nostra fermata per rintanarsi davanti alle TV.

Ma c’è un’altra Firenze, la città della cultura, degli angoli romantici, dei vicoli dove tutto sembra rimasto uguale nel tempo, dei dettagli dimenticati, la città dove si incontra la gente “vera” , dove non c’è frenesia ma la saggia lentezza di una giornata che sembra dilatarsi e dove ci si sente veramente “fiorentini”

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Un giorno in galera

In occasione della ricorrenza dell’abolizione della pena di morte e della tortura avvenuta nel 1786 grazie alla riforma del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena ho visitato il complesso carcerario delle Murate. Il complesso deve il suo nome all’originaria funzione del luogo, convento femminile per le monache di clausura (“murate”) che qui abitarono fino all’Ottocento quando fu confiscato dalla Chiesa per soppressione napoleonica e trasformato in carcere pubblico. Furono rinchiusi grandi personaggi della storia della cultura e della politica italiana; Alcide De Gasperi, Carlo Luigi Ragghianti, Carlo Levi.

Alla fine degli anni 70 la sezione del “carcere duro” era stata chiusa completamente murata in modo da non poterci più accedere ed è forse per questo motivo che è rimasta cosi ferocemente “parlante”
Quando si entra si “sente” la solitudine, la disperazione, la mancanza dei bisogni fondamentali dell’uomo; nelle celle ci sono graffiti, disegni , calendari per contare i giorni che mancano alla fine della prigionia , frasi ironiche come una scritta sopra la porta della cella “per piacere ricordatevi di chiudere” tutto questo per non “impazzire” Le celle sono rimaste esattamente come erano l’unica cosa che è stata eliminata è il letto che era in muratura…ogni cella ha uno spioncino che serviva alle guardie per verificare la condizione del carcerato e sopra lo spioncino c’è una specie di linguetta che il prigioniero, non potendo parlare alle guardie, sollevava in modo da far capire dall’esterno che aveva bisogno di aiuto.
Fuori dalle celle un bacile e un rotolo in ferro dove veniva messo un telo e quello era l’unico posto dove se concesso i prigionieri potevano lavarsi e asciugarsi.
Parallele alle celle un corridoio sul quale si affacciava la finestra con le sbarre e da dove le guardie potevano controllare i prigionieri
Il complesso venne mantenuto come carcere fino al 1986 anno della riforma carceraria di Mario Gozzini.
Da quel momento il complesso è stato restituito alla cittadinanza con una spiccata vocazione culturale e una precisa attenzione alla produzione artistica contemporanea…

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Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 690 volte nel 2015. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 12 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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Parco D’Arte Contemporanea Pazzagli

Cipressi…Cipressi…. Cipressi  guardandoli così non hanno un senso ma i 300 cipressi del Parco Pazzagli svettano verso il cielo, e dall’alto formano la scultura dal titolo “La Trinità”  L’Arno scorre accanto e accompagna con il suo fruscio la visita a più di 200 opere del “caposcuola del lastrismo” Enzo Pazzagli

Camminando all’interno della ” Trinità” fra gli occhi i nasi le bocche si scoprono le altre opere d’arte : forme in negativo in cui l’immagine risulta dai vuoti contornati dalla materia, sculture che  si basano sulla ricerca del tutto pieno attraverso lastre multiple che si intersecano e si sovrappongono. altre sculture nella quali l’artista ottiene la rotondità  attraverso l’assemblaggio di forme in acciaio che risultano incredibilmente figurative.

Il sole illumina gli inserti in plexiglas e da vita quando agli sguardi, quando al cuore, rendendo le sculture un   percorso che segue a grandi linee tutta la  carriera artistica di Pazzagli

L’idea dell’artista era quella di creare un opera d’arte vivente che durasse nel tempo e mutasse con il passare degli anni e infatti fra 10, 50, 100 anni i cipressi daranno un profilo alla scultura più marcato formando una linea continua, un labirinto sempre crescente visibile dallo spazio e dalle future generazioni

 

 

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